Il primo dieci dopo Diego Maradona. Chi era Ariel Ortega?

18.04.2020 16:00 di Antonino Sergi Twitter:    Vedi letture
Il primo dieci dopo Diego Maradona. Chi era Ariel Ortega?

"Me ne vado, è abbastanza per me. Ti amerò fino alla fine Ariel. Fino alla fine della nostra vita ti amerò, amo vederti giocare a calcio. Sei sempre stato mio, Ariel". Un relato senza fiato, uno che è passato allo storia ma state sicuri che in spagnolo ha il suo gran fascino. E' l'omaggio di Atilio Costa Febre, uno dei massimi commentatori del calcio argentino, per uno dei calciatori più iconici della generazione pre Messi ovvero Ariel Arnaldo Ortega. Un commento famoso questo sopracitato per il Burrito, questo il soprannome storico di Ariel, dopo un magico pallonetto contro il San Lorenzo dopo uno dei periodi più complicati della sua vita con la maglia del River Plate.

Periodi complicati, vizi, eccessi, abitudini che spesso lo hanno accomunato al più grande dieci di sempre della storia argentina: Diego Armando Maradona. Hanno giocato insieme, per pochissimo, tanto per rendere ancora più leggendario il metro di paragone. Era il Mondiale statunitense del 1994, Dieguito segna alla prima fino alla scena triste ripresa da tutto il mondo e la positività ad una sostanza vietata. Lì, probabilmente, avvenne il passaggio di consegne. La dieci Albiceleste, la maglia dei più grandi della storia, passa dalle spalle del Pibe de Oro ad Ariel Ortega. E' soltanto un pezzo di una storia folle quella del Burrito, di un calciatore eccezionale nel saltare il diretto avversario ma che troppe volte non è riuscito a dribblare quell'ultima bottiglia di alcol che non gli ha permesso di avere un posto tra gli dei di questo meraviglioso sport.

Quella di Ariel Ortega è una storia che parte da lontano, proveremo a sintetizzarla in tre punti chiave della sua carriera anche se non basta un libro per raccontare la vita calcistica ed extra campo dell'argentino. Dopo i trionfi della prima avventura al River Plate, una storica Copa Libertadores in una squadra ricca di talento e magia al fianco di gente del calibro di Francescoli, Almeyda e Crespo, lo stesso Ortega decide di tentare l'avventura spagnola. Il Valencia lo aspetta a braccia aperte, risultato? Un fallimento. Il feeling con l'allora tecnico Claudio Ranieri non sboccia praticamente mai ma nessuno può togliergli il Mondiale francese del 1998. Numero dieci sulle spalle, il primo dopo Maradona, si rivela uno dei trascinatori di una squadra quasi perfetta. Protagonista nella fase a gironi, protagonista nel leggendario 2-2 contro l'Inghilterra ma caduto nella trappola contro l'Olanda. Colpisce in testa Van der Sar, espulso e Bergkamp regala il passaggio del turno agli oranje.

Dopo la delusione Mondiale ecco il secondo capitolo della sua storia, la Sampdoria. 23 miliardi di lire, un'immensità per il periodo soprattutto per i blucerchiati. Dal punto di vista dei risultati è una stagione da dimenticare, la Sampdoria retrocede ma il Burrito chiude la sua avventura con otto reti all'attivo. Anche in Serie A lascia il segno, per sempre. Ortega il 21 marzo 1999 regala un colpo di genio che riassume l'enorme bagaglio tecnico e la follia artistica dell'argentino. 4-0 contro l'Inter mentre Marassi si inchinà al geniale pallonetto dell'ex River Plate, uno dei gol più belli di quell'edizione della Serie A. La stessa Sampdoria in estate registra 5 miliardi di plusvalenza con la sua cessione al Parma, ritrova Hernan Crespo ma il sorriso non è più quello dei giorni migliori. Un antipasto per il ritorno in Argentina.

Nell'estate del 2000 ecco il ritorno al River Plate ed Ortega torna ad essere quel calciatore devastante, vince un titolo di Clausura e in due anni mette a segno 23 reti oltre le giocate da fenomeno assoluto. Cominciano e si accentuano intanto i problemi, anche finanziari, ma c'è un Mondiale da giocare. Nel 2002 l'Argentina è considerata la grande favorita per la vittoria finale, una generazione d'oro che va incontro ad un fiasco storico uscendo ai gironi. Accetta l'offerta del Fenerbahce ma dopo qualche mese scappa, come un fuggitivo qualunque e quasi finisce in rovina. Un anno dopo è il Newell's a dargli l'opportunità di tornare a sorridere in mezzo a bottiglie di alcol e conti sempre più in rosso. Torna a far trionfare i leprosos prima dell'ennesimo ritorno al River Plate tra gioie e dolori. 

L'ultima grande danza gliela concede proprio Diego Armando Maradona, prima del Mondiale in Sudafrica il Pibe de Oro decide di convocare Ortega per l'amichevole contro Haiti. Il Burrito parte titolare al fianco del Titan Martin Palermo, una coppia storica prima di abbassare il sipario di una carriera tra colpi di genio assoluto e grandi cadute insieme a qualche bottiglia di troppo.