Dopo il tentativo di tornare al calcio giocato, durato solo qualche mese al Banfield la scorsa stagione, Pablo Daniel Osvaldo ha deciso di appendere nuovamente le scarpette al chiodo e di tornare a vestire i panni del rocker come cantante del gruppo Barrio Viejo.

Ciononostante, il suo vissuto come calciatore a cavallo tra Europa e Sudamerica, gli consente di avere parecchi aneddoti interessanti da raccontare, come fatto qualche giorno fa in un’intervista alla TV argentina.

Gli argomenti clou? Vediamoli:

FRECCIATINE AL MELLIZO

"Col Vasco (Arruabarrena) mi sono divertito molto, con l'altro bambolotto (Barros Schelotto) era impossibile..."

"Io ero molto ben disposto verso lui, l'ho amato come giocatore. […] Lui però aveva qualche problema con me e con i giocatori “di gerarchia”. Forse gli manca un po' di personalità..."

"Io non me ne sono andato dal Boca, Guillermo mi ha cacciato. Fosse per me, non me ne sarei mai andato. E ancor meno per aver fumato una sigaretta. Anche lui fumava, come ha detto Óscar Córdoba che era suo compagno di squadra. Diego (Maradona) lo avrebbe definito ‘guardiano di campagna’.”

"Guillermo non è una persona interessante. Non mi interessa riappacificarmi con lui".

LA MORTE DI MARADONA

"L'ho saputo dalla TV, stavo aspettando si dicesse che era una bugia. Dopo 5 minuti ho capito che era vero e ho dovuto spegnere la TV... Lo amerò per tutta la vita. È il più grande di tutti. Ancora non riesco a crederci. Quando parlo di lui, comincio a piangere. Mi rattrista."

"Dopo 15 giorni ho realizzato che veramente non c'era più. Mi sono chiuso in bagno con tutte le magliette autografate che ho e ho ascoltato tutte le canzoni che gli erano dedicate. Ho composto un tango per lui e volevo dedicarglielo, ma non ho fatto in tempo. Lo trasformerò in un pezzo rock."

"Ero alla camera ardente ed è stata molto dura. Non avrei mai pensato che l'avrei visto così. Preferisco ricordarlo in un altro modo".

LA NAZIONALE ARGENTINA

"Ho iniziato a giocare nell'Under-21 in Italia, all'inizio era strano ma alla fine mi ci sono abituato. Ero con Heinze in macchina quando mi hanno chiamato per la Nazionale maggiore italiana. Ho risposto che dovevo pensarci e il Gringo mi ha detto: ‘Sei stupido?’.”

"Quando ho accettato la convocazione dell’Italia, Alejandro Sabella mi ha chiamato per la Nazionale argentina. Gli ho detto: ‘Perché mi chiamate adesso? Mi fate star male...', lui mi ha risposto: ‘No, no, stai calmo, divertiti.’. Un fenomeno, un grande uomo. Sicuramente erano stati i dirigenti a chiedergli di mettermi pressione perché non accettassi la convocazione dell’Italia, non era cosa da lui.”.

LA MORTE DI MORRO GARCÍA

"Un ragazzo che aveva bisogno di aiuto, lo mettono fuori rosa e non importa a nessuno. Il calciatore è sempre sotto pressione e nessuno si preoccupa per lui. Se fosse stato aiutato, forse non sarebbe finita così.”

"Si pensa che noi calciatori siamo macchine e non abbiamo sentimenti. Pensano che dobbiamo solo allenarci, correre, tornare indietro e fare un pisolino.”

"Quando sono dovuto andare in Italia avevo 19 anni e non sapevo nemmeno dove fosse. Ho pianto ogni giorno e chiamavo il mio agente per sfogarmi e sentirmi ascoltato".

Sezione: Argentina / Data: Ven 19 marzo 2021 alle 19:00
Autore: Giacomo Cobianchi
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