LE IMPRESE DELLA COPA, EP.1: L’Independiente del Valle del 2016

21.04.2020 12:00 di Samuele Altomare   Vedi letture
LE IMPRESE DELLA COPA, EP.1: L’Independiente del Valle del 2016

A partire da oggi, e a seguire nei prossimi giorni, proveremo a raccontarvi alcuni degli exploit della storia recente di una delle competizioni più affascinanti al mondo, la Copa Libertadores: delle "favole", piccole realtà che con mezzi anche limitati sono riuscite quasi a sedersi sul trono più ambito del continente.

Abbiamo selezionato per voi delle squadre, cercando di essere il più obiettivi possibile, adottando i seguenti criteri: si tratta di equipos senza trofei internazionali (almeno fino all’annata di cui vi racconteremo), che non dominano neanche nei loro campionati locali, che sono arrivati almeno alla semifinale della competizione e in ogni caso con un appeal internazionale nettamente inferiore alle big.

Partiamo dal più recente: nel 2016, il piccolo Independiente del Valle di Sangolquí, in Ecuador, arrivò fino alla finale del torneo stupendo il continente.

IL CLUB FINO AD ALLORA

Partiamo da un presupposto: se l’Independiente dovesse avere un exploit del genere prossimamente, forse non ci stupiremo come allora, trattandosi di una squadra con un progetto serio alle spalle.

Nel non così lontano 2016 ciò però era molto diverso.

L’IDV è stato fondato nel 1958 (prima come Club Deportivo Indipendente, in onore dell’omonimo club argentino, e poi come Indipendente José Terán, dal nome del suo fondatore), ma fino al 2010 non aveva mai vissuto neanche una stagione nella Serie A ecuadoregna.

Il destino del club è cambiato nel 2007 quando il milionario imprenditore Michel Deller (proprietario del Kentucky Fried Chicken in Ecuador, di varie agenzie immobiliari e di vari centri commerciali), ha acquistato il club. Ha migliorato esponenzialmente le strutture, costruendo un modello che punta sui giovani: oggi ben 120 giovani hanno la possibilità, oltre che ovviamente di giocare, di studiare nelle sedi del club. I risultati non sono tardati ad arrivare, con la prima partecipazione nel massimo livello del calcio d’Ecuador nella storia del club avvenuta nel 2010, e la prima competizione internazionale (la Copa Sudamericana) giocata nel 2013.

Nel 2014 assume ufficialmente la denominazione di Club Especializado de Alto Rendimiento Independiente del Valle.

IL CAMMINO

Lo straordinario, epico e ricchissimo di storie cammino dell’Independiente del Valle nella Copa Libertadores del 2016 parte da lontano, dal primo turno di qualificazione.

Il club di Sangolquí affrontò i paraguagi del Guaraní (semifinalisti dell’edizione precedente) e qui avvenne già qualcosa di epico. Dopo aver perso in Ecuador per 1 a 0 l’andata, il Cacique ospitò la squadra allenata da Pablo Repetto al Defensores del Chaco di Asunción. Gli aurinegros erano avanti per 2-1 (risultato che avrebbe comunque qualificato l’Independiente in virtù del gol siglato in trasferta) ma al 95’ succede qualcosa, qualcosa che avrebbe potuto cancellare anche solo l’idea di scrivere questo articolo: un fallo di Arturo Mina su Hernán Rodrigo López, 8 presenze nel Torino nel lontano 1998, concede un ghiottissimo calcio di rigore per i padroni di casa. Dal dischetto si presenta lo stesso centravanti uruguayano, già autore del gol del 2 a 1: il tiro di Roro finisce però sopra la traversa, e l’Independiente si qualifica così ai gironi della Copa.

Quando si parla di epico cammino, non si scherza.

La seconda dimostrazione arriva dalla fase ai gironi. Inserito nel gruppo 5 con Atletico Mineiro (vincitore del gruppo), Colo Colo e Melgar (6 sconfitte su 6), l’IDV trascinato principalmente dal talento di Junior Sornoza, arriva a giocarsi il passaggio del turno contro un altro Cacique, quello cileno. Al Monumental di Santiago, il Colo Colo è obbligato a vincere per passare il turno allo scapito degli stessi ecuadoregni; questi ultimi riescono però a strappare un tiratissimo 0-0, risultato che arriva anche con una buona dose di fortuna: a fine partita i cileni conteranno addirittura il doppio dei tiri (tra cui vari pali e traverse), ma a passare agli ottavi è quindi l’IDV.

Altro giro, altra corsa.

Il 16 aprile un terremoto con epicentro nelle vicinanze della costa ecuadoregna aveva causato enormi danni e più di 600 morti. Ed è qui che la popolazione del paese e il piccolo Independiente hanno iniziato ad unirsi.

Dagli ottavi in poi, a causa della poca capienza del Estadio Municipal General Rumiñahui, el Negriazul è “costretto” a spostarsi nel grande Olimpico Atahualpa di Quito. Qui, davanti a ben 35.000 mila persone e con incasso totalmente devoluto per riparare i danni del terremoto, il 28 aprile la squadra di Repetto ha ospitato un gigante come il River Plate, detentrice del titolo e tra le favorite per fare il bis.

Beh, la spinta e il tifo di gran parte dell’Ecuador ha fatto il suo: il giovane e allora molto promettente Tin Angulo (di cui vi parleremo meglio successivamente) segna il gol del vantaggio; nel recupero raddoppierà su calcio di rigore il solito Sornoza. Al ritorno al Monumental gli argentini di Gallardo vinceranno per 1 a 0, per via di un autogol del Kunty Caicedo, ma per il resto si scontreranno prima con una traversa (colpita da D’Alessandro) e poi con una muraglia come Librado Azcona (così definito anche dai suoi stessi compagni) Questo risultato quindi non basterà: il piccolo IDV arriva ai quarti di finale.

Anche fermandoci a questo punto, sarebbe una magnifica storia. Ma invece no, si va avanti.

Gli sfidanti sono i messicani del Pumas UNAM (ricordiamo che la Copa 2016 è stata l’ultima edizione che ha visto partecipare squadra di tale paese). All’andata, sempre all’Olimpico Atahualpa, l’Independiente la spunta grazie ad una doppietta ancora di Angulo; è però un ecuadoregno, come Fidel Martínez, a segnare un gol che avrebbe reso il ritorno più comodo.

All’Olimpico Universitario di Città del Messico però, si ripete la storia dell’andata: una doppietta di Isamel Sosa incanala la strada per gli Universitarios. Nel secondo tempo però, il solito Chino Sornoza, su calcio di punizione, porta tutto in parità.

Che si fa? Calci di rigore.

A “tradire” i Pumas è proprio l’autore della doppietta, il Chuco Sosa, che se lo fa parare da Librado Azcona. L’IDV invece è infallibile.

È festa grande.

È già storia.

Sono semifinali.

A frapporsi tra il sogno di un popolo, il sogno della finale, c’è un altro gigante come il Boca Juniors.

Un gigante che proprio quell’anno aveva potuto riaccogliere un idolo come Carlos Tévez, voglioso di riportare alla Boca il trofeo più prestigioso.

Un gigante che voleva approfittare di una ghiottissima occasione di tornare a vincere il trofeo più ambito del Sud America. Piccola parentesi: tra quarti di finale e semifinale, c’è stato un periodo di quasi 3 mesi, con in mezzo la Copa América Centenario. Mesi in cui, l’Independiente è riuscito a mantenere i suoi talenti, mentre il Boca ha visto come operazione più importante l’addio di Pablo Daniel Osvaldo (a seguito della famosa lita con Barros Schelotto avvenuta nei quarti di finale), sostituto dal Pipa Darío Benedetto.

A portarsi in vantaggio sono sono gli Xeneizes con Pablo Pérez. Nel secondo tempo però el Negriazul riesce a rimontare con due gol dei suoi due migliori talenti: prima Bryan Cabezas, finito poi all’Atalanta, e poi con un golazo da super attaccante del Tin José Angulo. Finisce così, 2-1.

Con ritorno però alla Bombonera, e tutti sappiamo (o meglio, immaginiamo) come deve essere giocare alla Bombonera.

Il Boca parte come strafavorito, soprattutto in virtù del gol segnato in trasferta.

Sarà a Buenos Aires che finirà la favola? No.

Sono gli Azul y Oro a portarsi avanti, con un gol di un altro giocatore molto promettente, Christian Pavón. Poi però, succede l’incredibile.

Prima al 24’ su un calcio d’angolo (complice anche una difesa inguardabile del Boca), pareggia il Kunty Caicedo. Poi a inizio secondo tempo, nel bel mezzo degli assalti degli argentini (inclusa una traversa), l’Independiente si porta avanti, praticamente su un rinvio di Azcona: due palloni “spizzati” fanno finire la palla a Bryan Cabezas, che dopo uno scatto bruciante fulmina Orión. Successivamente, è lo stesso portiere oggi 38enne ha regalare clamorosamente la palla all’altro Angulo, Julio, che a porta sguarnita porta in paradiso il Matagigantes (mai soprannome fu più azzeccato dopo una competizione del genere). A spegnere ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, le speranze del Boca, ci pensa Librado Azcona, che al 70’ blocca un calcio di rigore di Nicolás Lodeiro.

A nulla servirà il gran gol nel recupero del Kichan Pavón, che sigla quindi la sua doppietta.

È 2-3. Alla Bombonera.

Con un intero paese ormai al seguito, l’Independiente del Valle va in finale.

E sa già, che in qualsiasi modo andrà a finire, avrà già fatto la storia.

Gli sfidanti sono i colombiani dell’Atlético Nacional di Reinaldo Rueda, autentico schiacciasassi (una sola sconfitta in tutta la competizione), e in uno dei migliori periodi della propria storia. Si tratta di una finale già storica, la prima dal 1991 senza club argentini o brasiliani, e la prima edizione in cui si affrontano due squadre del Pacifico. Il Rey de Copas si era inoltre rinforzato con l’acquisto in attacco di Miguel Borja; la punta, ex meteora livornese, ha subito fatto capire di avere il gol nel sangue: nelle semifinali fu infatti lui a schiantare il San Paolo, siglando due doppiette decisive.

All’andata, a Quito, con una meravigliosa cornice di pubblico, le cose non si sono dimostrate facili. A portarsi avanti sono i colombiani, con un gol di pura potenza di Orlando Berrío al 36esimo minuto. Il calciatore oggi al Flamengo (dove ha vinto la Copa anche lo scorso anno), si è poi quasi ripetuto a inizio secondo.

Quando ormai la gara stava andando verso la fine, e gli attacchi del Negriazul sembrava fossero ormai vani, è Arturo Mina a tenere aperte le speranze per i padroni casa. Il difensore, dopo una serie di rimpalli su una punizione di Sornoza, riesce a mettere il pallone alle spalle di Franco Armani. Sì, proprio quel Franco Armani oggi considerato uno dei migliori portiere al mondo per le sue paratone con la maglia del River Plate (dove ha vinto anch’egli un’altra Libertadores). Finisce 1-1.

Al ritorno in Colombia però serviva un’impresa.

Davanti ai suoi quasi 50.000 tifosi all’Atanasio Girardot di Medellín, l’Atlético Nacional in quell’edizione della Copa non lasciò nulla a nessuno: unica eccezione l’Huracán, che strappo uno 0-0 nell’ultima gara della fase a gironi; risultato però indifferente ai Verdolaga, che erano già passati con 5 vittorie nelle precedenti 5 partite.

E purtroppo per i sognatori ecuadoregni, la finale non è stata un’eccezione.

È bastato un gol di Miguel Borja (poi vincitore del premio di calciatore sudamericano dell’anno) a inizio gara per spegnere i sogni di gloria dell’Independiente del Valle.

Già, ma non fa niente. La storia del piccolo club di Sangolquí, almeno per quanto mi riguarda, è bella anche così. In uno sport pieno di rivalità (cosa che, quando non sfocia nella violenza, lo rende comunque ancora più meraviglioso), è difficile trovare episodi del genere che uniscano così un popolo: “SOMOS ECUADOR”, come nello striscione portato in campo dai quasi eroi di Pablo Repetto in occasione degli ottavi contro il River, dopo il terremoto. E, oltre alla donazione de

Al ritorno a casa, calciatori e staff del Club Especializado de Alto Rendimiento Independiente del Valle sono stati giustamente accolti calorosamente e in modo trionfale. Una campagna storica.

Alla fine di questo cammino, merita comunque più di una menzione quanto fatto anche dai vincitori dell’Atlético Nacional. I Verdolaga giocavano infatti un calcio veramente spettacolare, e i protagonisti della vittoria hanno infatti poi avuto un po’ tutti degli ottimi proseguimenti di carriera: oltre ai già citati Armani, Berrio e Borja (finito poi al Palmeiras e oggi tornato in Colombia allo Junior), sono diversi che meritano di essere menzionati. Dai giovani, come Davinson Sánchez, oggi al Tottenham, o Marlos Moreno, il cui cartellino è di proprietà del Manchester City, ai veterani come Alexis Henríquez o Macnelly Torres (attenzione a questi due nomi, perché saranno al centro di due diversi prossimi racconti), oltre a Seba Pérez, Farid Díaz, Bocanegra, el Capo Mejía…

LE STELLE E DOVE SONO OGGI

Iniziamo dal top player, che in questo caso è colui che risiede in panchina.

Stiamo parlando di Pablo Repetto, tecnico uruguagio che potremmo considerare come il miglior allenatore della storia dell’Indipendente del Valle, avendolo allenato dal 2012 al 2016 per ben 197 partite contribuendo in modo esponenziale alla crescita dal club. L’oggi 46enne aveva già compiuto un mezzo miracolo nel 2010 quando ancora allenava il Defensor Sporting nel suo paese, e con il quale vinse l’Apertura. Oggi allena la LDU Quito, dove ha già vinto Serie A, Copa Ecuador e Supercopa da metà 2017 a oggi; negli Albos ha avuto modo di riaccogliere tre dei protagonisti della Copa 2015: Junior Sornoza, arrivato a inizio anno, Kunty Caicedo e per un po’ di tempo Orejuela.

Parlando dei giocatori invece, se dovessimo individuare due giocatori che probabilmente hanno dimostrato di avere qualcosa in più (dal punto di vista tecnico) degli altri, sono senza dubbio Sornoza, già nominato parecchie volte, e José Angulo; entrambi vanteranno 6 gol a testa e un’intesa inviabile: tutto fondamentale per il raggiungimento della finale.

Chiariamoci, questi risultati sono più che mai ottenuti con la forza e unione di un grande gruppo, ma senza i colpi tecnici di questi due giocatori l’avventura sarebbe potuta terminare anche più presto.

L’enganche, oggi 26enne è stato il vero fulcro creativo della squadra di Sangolquí; è inoltre il massimo goleador nella storia del club con 65 gol. El chino ha successivamente vestito le maglie di Fluminense e Corinthians in Brasile, dove ha fatto vedere buone cose ma mai ai livelli dell’Independiente. Ad inizio anno, come detto, è tornato in patria dal suo mentore Repetto, con la maglia della LDU di Quito.

La carriera del Tin, dopo aver avuto anche qualche convocazione il Nazionale, ha subito invece un brusco stop. Già, perché immediatamente dopo la Copa, la punta nativa di San Lorenzo era stata acquistata dagli spagnoli del Granada. Il problema è che è risultato poi positivo all’assunzione di cocaina, subendo una squalifica che scadrà a giugno di questo mese. Angulo, ormai 25enne, non gioca a calcio quindi dalla finale contro l’Atlético Nacional, e vedremo che sviluppi prenderà la sua carriera, già in parte compromessa.

Oltre a questi due, sono tanti i giovani che si erano messi in mostra durante questa annata.

Abbiamo potuto “vedere” nel nostro calcio Bryan Cabezas. Il cartellino della velocissima ala è di proprietà dell’Atalanta, con la quale ha però giocato una sola partita nel 2016-2017. A seguito sono arrivati una serie di prestiti, prima in Europa, nel Panathinaikos e nell’Avellino, e poi in Sudamerica con Fluminense ed oggi Emelec. Cabezinha non ha mai trovato la giusta continuità tranne da quando è tornato nel suo paese; oggi 23enne, ci sono comunque ottime speranze che possa far vedere buone cose.

Metronomo della squadra e capace di abbinare la giusta dose di qualità e continuità, Jefferson Orejuela è ormai stabilmente nel giro della Nazionale del Tri (20 presenze), ed è stato recentemente acquistato dai messicani del Quéretaro. La sua strada dopo l’IDV è stata molto simile a quella dei suoi compagni: anch’egli ha vestito la maglia del Fluminense, e anch’egli come detto è andato nelle file della LDU Quito, da Repetto.

Gioca oggi in Europa il difensore centrale Arturo Mina: dopo una stagione da comprimario al River Plate (dove comunque ha avuto modo di aggiungere in bacheca Copa Argentina e Recopa Sudamericana), oggi el Gladiador veste la maglia dello Yeni Malatyaspor.

Da citare anche uno degli elementi più di esperienza di quella squadra, ovvero Superman Azcona. Il portierone veste la maglia dell’Olimpia de Asunción (dove ha incrociato anch’egli la strada con Repetto), e dove ha vinto vari trofei nazionali.

Per il resto la quasi totalità dei titolari di quella squadra sono distribuiti in gran parte dell’Ecuador.

LA SQUADRA DOPO L’EXPLOIT

Come abbiamo detto all’inizio, l’Independiente del Valle è comunque una realtà solidissima e con un grande progetto.

E infatti, i risultati della squadra sono migliorati raggiungendo un altro punto altissimo.

Già, perché la squadra oggi allenata dal giovane spagnolo Miguel Ángel Ramírez, si è tolta la soddisfazione lo scorso anno di vincere la Copa Sudamericana, diventata pertanto il primo trofeo internazionale della storia del club. Supportato da una rosa con ottimi giovani e quasi senza superstiti dei titolari della Libertadores 2016, ad eccezione del terzino Fernando León (e di Dájome che c'era, ma con l'Atlético Nacional), l'IDV è riuscito a battere in finale gli argentini del Colón per 3 ad 1. Un risultato che è stato la vittoria del progetto, e che ha attirato sicuramente l'attenzione dei club europei.

L'Independiente ha poi successivamente perso contro il Flamengo la Recopa Sudamericana.