LE IMPRESE DELLA COPA, EP.2: Il Defensor Sporting del 2014

25.04.2020 20:00 di Samuele Altomare   Vedi letture
LE IMPRESE DELLA COPA, EP.2: Il Defensor Sporting del 2014

In questa rubrica stiamo provando a raccontarvi alcuni degli exploit della storia recente di una delle competizioni più affascinanti al mondo, la Copa Libertadores: delle "favole", piccole realtà che con mezzi anche limitati sono riuscite (o quasi) a sedersi sul trono più ambito del continente.

Abbiamo selezionato per voi delle squadre, cercando di essere il più obiettivi possibile, adottando i seguenti criteri: si tratta di equipos senza trofei internazionali (almeno fino all’annata di cui vi racconteremo), che non dominano neanche nei loro campionati locali, che sono arrivati almeno alla semifinale della competizione e in ogni caso con un appeal internazionale nettamente inferiore alle big.

Pochi giorni fa abbiamo parlato dell’Independiente del Valle del 2016;ora torneremo indietro alla Copa Bridgestone Libertadores del 2014. Un’edizione per certi versi particolare,che ha visto gran parte delle big del continente non qualificarsi o uscire presto dalla competizione. Ne è un chiaro esempio il fatto che tutte e 4 le squadre giunte in semifinale non avevano mai vinto la competizione; noi di queste ne prenderemo in considerazione due. Oggi inizieremo parlando degli uruguagi del Defensor Sporting, arrivati sino alle semifinali.

LA SQUADRA FINO AD ALLORA

Conosciamo tutti benissimo il miracolo che è l’Uruguay calcistico, un Paese con poco meno di 3 milioni e mezzo di abitanti ma capace di competere per la vittoria di qualsiasi trofeo. Dal punto di vista dei club, le due big e acerrime rivali che si contendono quasi sempre la Primera División sono Peñarol e Nacional, con rispettivamente 50 (o 45, vi è una controversia storica in corso) e 47 titoli a testa. Sotto di loro (dopo un immenso vuoto che fa da intermezzo), con 4 trofei a testa ci sono Danubio, River Plate ed il nostro Defensor Sporting; esso può vantare anche 8 torneos cortos, cioè 4 Apertura e 4 Clausura, che hanno portato la Violeta ad essere considerata la terza forza charrúa. Considerando invece i titoli internazionali, il palmarès è vuoto, e fino a questa grande edizione di Copa il miglior piazzamento erano stati i quarti del 2007 e del 2009. In un modo o nell’altro il Defensor ha trovato però il modo di distinguersi anche fuori dai confini nazionali, dato che al club appartiene il record per la maggiore goleada nella storia della Copa Sudamericana: stiamo parlando dello strabordante 9-0 inflitto ai peruviani dello Sport Huancayo nel 2010.

Il fiore all’occhiello di quello che è uno dei tantissimi club con sede nella periferia di Montevideo, è probabilmente l’ottimo settore giovanile; nella Violeta sono cresciuti Diego Godín, Martín Cáceres, De Arrascaeta, Laxalt, Maxi Pereira e tra gli ultimi Arambarri e Maxi Gómez. Tutti giocatori che riempiono il serbatoio della Celeste.

I giovani terribili di questo Defensor si qualificarono alla Libertadores grazie alla vittoria del Clausura 2014 ottenuto sotto la guida di Tabaré Silva, il quale però se ne andò dopo questo successo ma lasciando solidissime basi, come un giovane Giorgian de Arrascaeta in rampa di lancio. Arrivò a sostituirlo Fernando Curutchet, il quale era alla prima esperienza da allenatore in una prima squadra.

IL CAMMINO

Il Defensor Sporting venne inserito nel gruppo 5, insieme a Cruzeiro, U de Chile e Real Garcilaso, con le prime due favorite per passare il turno. Ma si sa, gli uruguayani sono sempre tra gli ultimi a mollare.

Dopo un inizio in discesa (sconfitta con la U con gol di Lorenzetti), il Defensor ha battuto facilmente il Garcilaso per 4-1 e poi il favoritissimo Cruzeiro per 2-0, riuscendo a rimontare nel recupero durante il ritorno al Mineirão (2-2). A fare malissimo ai brasiliani fu il 19enne Felipe Gedoz, con 3 gol (di pregevole fattura) tra andata e ritorno. Dopo la vittoria corsara in Perù per 2-0, la gara di scena fu giocata il 9 aprile all’Estadio Luis Franzini di Montevideo. Qui arrivò la Universidad de Chile di Aránguiz e del grande ex Rodrigo Mora, che per passare doveva obbligatoriamente vincere, visto che la differenza reti premiava i charrúa. La gara finì però in pareggio, 1-1, con gol del Defensor realizzato da Matías Alonso: attaccante che forse qualcuno ricorderà al Bari, doveva aveva giocato 7 partite nel Bari l’anno prima.

Ottavi di finale. La cara vecchia graduatoria (che permetteva di creare gli abbinamenti per merito, senza sorteggio) mise il The Strongest sulla strada del Defensor Sporting. Avversario che aveva un alleato temutissimo da ogni club sudamericano: l’altura. All’andata, giocata agli oltre 3600 metri dell’Hernando Siles di La Paz, i boliviani riuscirono a vincere grazie ai gol di Reinoso e Castro. In Uruguay le cose andarono diversamente: prima el Cocho De Arrascaeta, alle fasi presentazione con il grande calcio, e poi un golazo della leggenda del club Andrés Nicolás Olivera (risultato alla fine capocannoniere e tra i migliori giocatori della competizione) portano la sfida ai calci di rigore. Qui salì in cattedra un grande portiere come Martín Campaña che parandone due annullando l’errore di capitan Fleurquín e portando così ai quarti di finale la Violeta.

Quarti di finale? Beh, buon risultato, ma non una sorpresa, considerando che erano già stati raggiunti due volte nel precedente decennio, ma mai superati. Inoltre l’ostacolo da superare era l’Atlético Nacional di Osorio (che aveva in rosa più di qualche giocatore della squadra che avrebbe vinto pochi anni dopo) che agli ottavi aveva domato l’Atletico Mineiro di Otamendi e Ronaldinho. Ma il Defensor Sporting Club aveva deciso di superarsi.

La vera impresa fu compiuta all’andata, dove davanti ai quasi 45mila caldissimi tifosi dell’Atanasio Girardot di Medellin, dopo una partita di grande sofferenza riuscì a vincere grazie a due gol in contropiede, firmati da Pais e da Nico Olivera. In Uruguay, non al Franzini ma bensì al mitico Centenario di Montevideo, fu ancora un contropiede a permettere di bissare il successo contro i colombiani: a realizzare la rete fu ancora una volta Olivera (su assist di Franzini).

Le semifinali furono già un risultato storico, un sogno. Un sogno che sarebbe anche potuto andare oltre, visto che si trattava di una gara equilibrata, contro un altro Nacional, quello paraguagio. Ma questa volta, il fato ha deciso di puntare su un’altra carta.

Al Defensor del Chaco di Asunción, senza Fleurquín, Arias e Zeballos (sostituto naturale di quest’ultimo), il Defensor crolla sotto i colpi di Brian Montenegro e del tiro al volo di Derlis Orué. Al ritorno gli uomini di Curutchet riescono a vincere con il gol del Fuji Luna, ma ciò non basterà. Il sogno del Nacional va avanti, quello del Defensor si blocca.

Ma non fa niente, nonostante tanto amaro in bocca. Le semifinali sono state un risultato storico, il miglior risultato nella storia della Violeta in campo internazionale.

A dare ulteriore peso all’impresa del Defensor Sporting Club, c’è un altro dato: passate ormai altre 5 edizioni di Libertadores, e nessun altro club uruguayano è riuscito ad arrivare alle semifinali del trofeo più ambito del continente.

LE STELLE E DOVE SONO OGGI

Non si può non iniziare da Olivera, il miglior giocatore e capocannoniere della Libertadores con 5 gol (alla pari con Julio dos Santos del Cerro Porteño). Ah, quasi tutti segnati partendo dalla panchina. È un assoluto idolo tra i tifosi del Defensor, che è l’unica squadra uruguagia in cui ha giocato (in ben 5 diversi cicli) e di cui è anche un grandissimo tifoso. L’attaccante si è ritirato a dicembre 2016, e nella sua ottima carriera ha anche avuto modo di giocare i Mondiali del 2002, di essere nominato miglior giocatore al Mondiale Sub 20 in Malesia del 1997 e di aver lasciato ottimi ricordi anche a Siviglia, dove ha collezionato più di 100 presenze. Oggi è ancora nella società del club del suo cuore.

Idolo dell'hinchada ai livelli di Olivera, si è ritirato nel 2015 Andrés Fleurquin. Da calciatore è stato un grande cinco e ha giocato anche per 6 anni in Spagna con la maglia del Cadice. Con la Violeta ha giocato prima dal 96 al 99 e poi dal 2010 al 2015. Tutt'oggi è ancora immerso nelle vicende del club essendone vice presidente.

Passiamo ora a quelli che abbiamo definito “giovani terribili” del Defensor Sporting. Il numero uno (o meglio, diez) è ovviamente Giorgian De Arrascaeta. Giocatore dell’immenso talento, è oggi 25enne e gioca nel Flamengo, con cui ha vinto la Libertadores lo scorso anno. Ancora non ha fatto vedere il meglio dei propri mezzi, ma è in crescita continua e magari presto potremmo vederlo in Europa.

Un altro che si era distinto nel 4-4-2 di Curutchet è senza dubbio il brasiliano Felipe Gedoz, per il quale forse ci si aspettava qualcosa in più. Oggi è al Vitória, nel suo paese, ma dal 2014 al 2017 ha conosciuto anche il calcio del Vecchio Continente militando nel Club Brugge.

Tra i giocatori che hanno trovato gloria in futuro, impossibile non citare il portiere Martín Campaña, numero 1 dell'Independiente vincitore della Copa Sudamericana 2017. 

Per il resto sono diversi i giocatori che hanno incrociato il proprio cammino con l'Italia. Di Matías Alonso, come detto al Bari, abbiamo già parlato; ci sono poi Gastón Silva, che ha vestito la maglia del Torino, Mauricio Lemos, brevemente quella del Sassuolo, e a Mathías Cardacio, meteora milanista nel 2008-2009, sebbene nessuno di questi tre sia stato un vero protagonista della Libertadores 2014.

LA SQUADRA DOPO L’EXPLOIT

Il Defensor ha successivamente mantenuto buoni standard di livello. Ha giocato sia nel 2019 che nel 2018 la Libertadores, uscendo in etrambi i casi ai gironi. Nel 2017, guidato dai gol del Toro Maxi Gómez, ha vinto l'Apertura. Proprio il centravanti è stato certamente uno dei migliori giocatori passati dall'Estadio Luis Franzini negli ultimi anni, e oggi guida l'attacco del Valencia in Liga. 

Oggi la squadra continua a dispensare talenti, e a centrocampo è tornato a giocare un'altra grande conoscenza del calcio italiano, cioè il Tata González.