LE IMPRESE DELLA COPA, Ep.3: Il Club Nacional del 2014

28.04.2020 18:00 di Samuele Altomare   Vedi letture
LE IMPRESE DELLA COPA, Ep.3: Il Club Nacional del 2014

In questa rubrica stiamo provando a raccontarvi alcuni degli exploit della storia recente di una delle competizioni più affascinanti al mondo, la Copa Libertadores: delle “favole”, piccole realtà che con mezzi anche limitati sono riuscite (o quasi) a sedersi sul trono più ambito del continente.

Abbiamo selezionato per voi delle squadre, cercando di essere il più obiettivi possibile, adottando i seguenti criteri: si tratta di equipos senza trofei internazionali (almeno fino all’annata di cui vi racconteremo), che non dominano neanche nei loro campionati locali, che sono arrivati almeno alla semifinale della competizione e in ogni caso con un appeal internazionale nettamente inferiore alle big.

Come preannunciato, per quanto riguarda l’edizione 2014, anche visto che il fatto che tutte e 4 le semifinaliste non avevano mai messo in bacheca la Libertadores, non ci fermeremo alle grandi gesta del Defensor Sporting, ma faremo un passo avanti andando a scoprire il percorso della squadra che ha eliminato lo stesso club uruguagio: il Club Nacional de Paraguay, arrivato sino alla finale.

LA SQUADRA FINO AD ALLORA

Il Nacional è uno dei cinque club fondatori della APF (Asociación Paraguaya de Fútbol), ed è in generale il quinto club per titoli nazionali vinti, con nove. Tra questi nove, sei ne sono stati conquistati prima del 1946, a cui ha seguito un lungo periodo non troppo allegro. 

La Academia ha poi ritrovato un grandissimo periodo di gloria dopo il 2008, dove ha conquistato due Apertura ed un Clausura, oltre a due secondi posti. Appartiene anche a questo periodo questa Libertadores, rivelatasi poi la migliore campagna internazionale nella storia del club di Barrio Obrero. Prima del 2014 il Nacional non aveva mai superato neanche la fase a gironi.

IL CAMMINO

Il tortuoso percorso del Club Nacional parte dal gruppo 4, dove venne inserito insieme a Atlético Mineiro, Independiente Santa Fe e Zamora. I brasiliani, tra l’altro campioni in carica, partivano come strafavoriti vantando in rosa la presenza di giocatori, tra gli altri, di Ronaldinho, di un giovane Nicolás Otamendi e di , capocannoniere dell’edizione precedente e fisso nel giro delle Seleção in quel periodo. La Furia Llanera venezuelana partiva invece più indietro, e pertanto il club di Asunción in teoria avrebbe dovuto giocarsi le sua chance di passare contro l’Independiente Santa Fe.

Andò più o meno così, visto che lo Zamora andò vicinissimo a fare lo sgambetto ad entrambe.

Si arrivò infatti all’ultima giornata con la classifica che recitava: Atletico Minéiro primo con 9 punti, Zamora secondo a 7, e Independiente e Nacional indietro alla pari con 5 punti. Questo perché entrambe le ultime caddero entrambe nelle mura della Carolina in Venezuela.

Nella fecha 6, giocatasi ovviamente in contemporanea, lo Zamora andava in scena in Brasile, mentre al Defensores del Chaco di Asunción (sede obbligata per la piccolissima capienza dell’abituale Arsenio Erico, neanche 5000 posti) si affrontavano speranzose le ultime due, in cerca di buoni risultati dal Mineirão.  

I buoni risultati sono arrivati, visto che il Galo battè lo Zamora grazie ad un gol di Jô in apertura. Invece in Paraguay Academia e Cardenal si sono dati battaglia fino alla fine. In una gara pazzesca, a portarsi avanti è l’Independiente, ma tra fine primo tempo e inizio del secondo Julián Benítez e Fredy Bareiro, capovolgono il risultato. Al 79’, succede l’incredibile: incredibile sciocchezza di Riveros, che perde palla all’interno della propria area e per recuperarla concede un rigore, poi trasformato da Medina (doppietta). Sarebbe 2-2, ed entrambe eliminate a beneficio dello Zamora. Ma non finirà così. Passano solo pochi minuti e Silvio Torales riporta avanti il Club Nacional, che dall’essere ultimo nel girone passerà il turno. Per la prima volta nella propria storia.

La graduatoria degli ottavi di finale, dove gli uomini allenati da Gustavo Morínigo erano classificati ultimi tra le seconde, li costrinse a giocare l’ottavo più difficile, cioè contro il Vélez Sarsfield di Pratto e Zárate che nel suo girone ne aveva vinte 5 su 6. Al Defensores del Chaco Julián Benítez all’86’ riuscì clamorosamente a spingere la palla infondo al sacco per il Nacional. O meglio, pochi centimetri oltre la linea, con un gol inizialmente dubbio ma giustamente convalidato. 1-0. Al ritorno, in casa del Fortín, venne fuori una gara spettacolare. Successe tutto dopo il 70esimo minuto. Prima el Coco Jorge Correa portò avanti la squadra di Liniers. Poi, pochi minuti dopo cominciò a rendersi decisivo Derlis Orué, uomo chiave del Club Nacional in queste fasi a eliminazione diretta. Grande inserimento e fallo da dietro di Lucas Romero: calcio di rigore ed espulsione per l’argentino. A trasformare il penalty ci pensò Silvio Torales. 1-1. Un gol che rese la vita infinitamente difficile al Vélez, ma non lo abbattè. Già, perché all’86esimo fu ancora Correa ha firmare la sua doppietta con un gran gol, che però non poteva bastare in virtù del gol segnato in trasferta dai paraguagi. 93esimo minuto, angolo per gli argentini: ultima speranza, anche il portiere urugagio Sosa in area per l’ultimo assedio. E invece accadde l’opposto. Grande uscita di Ignacio Don, e contropiede in 4 contro 1 (che era il povero Sosa che provava a tornare). Derlis Orué, a porta sguarnita firmò il 2-2 e portò così il Nacional ai quarti di finale.

Nel turno successivo, il destino de la Academia si incontrerà nuovamente con un club argentino: l’Arsenal de Sarandí, allora allenato da Martín Palermo. La gara di andata si gioca in Paraguay, e vede le due squadre sprecare molto; sono protagonisti in questo caso il rigore sbagliato da Torales per il Nacional, e un’occasione clamorosa divorata da Federico Freire per el Viaducto (con una reazione del Titán in panchina che fu tutto dire). A sbloccarla al 35esimo ci pensò Derlis Orué con un inserimento sul lato debole dei suoi, che vede un Christian Campestrini non perfetto. L’andata, a seguito di varie altre occasioni (e di una faro dello stadio rotto che portò ad una pausa), terminò così. Al ritorno al Julio Humberto Grondona l’Arsenal non riesce a sfondare, e la gara termina 0-0. Anche questo doppio confronto premia il Club Nacional. Semifinale.

I paraguagi, outsider della competizione, arrivarono alle semifinali con ottime speranze. L'avversario di turno (di cui vi abbiamo già parlato) era un'altra grande sorpresa come il Defensor Sporting. Insomma, uno scontro tra sognatrici. Il tanto tempo passato tra quarti di finale e semifinale (causa Mondiali brasiliani) hanno consentito alle squadre di lavorare sul mercato; il grande colpo del Nacional fu Brian Montenegro, attaccante dal grande talento che vantava pochi anni prima una militanza con il West Ham, in Inghilterra. L'oggi 26enne si è presentato sbloccando con un gran diagonale la partita contro la Violeta, seguito dall'ormai solito Derlis Orué, autore del 2-0 finale con un gran tiro al volo. Al ritorno al Defensor non bastò un gol di Adrián Luna. Il Club Nacional de Paraguay, mai andato oltre la fase a gironi, va in finale di Copa Libertadores. Risultato pazzesco condiviso da tutto il Paraguay, che fino a quel momento aveva visto solo una big come l'Olimpia riuscire ad arrivarci. O meglio, tutto il Paraguay tranne il Cerro Porteño, altra big del paese che condivide il quartiere (Barrio Obrero) con il Nacional, generando ovviamente rivalità tra i due club (i due giocano il clásico de Barrio Obrero).

Il fato metterà davanti in finale una squadra che con il Cerro condivide uno stemma quasi uguale, gli stessi colori e gli stessi soprannomi, ovvero il San Lorenzo de Almagro. Considerato una delle 5 big del calcio argentino, il Ciclón delle quattro semifinaliste senza Libertadores in bacheca, era la più forte sulla carta (Nacho Piatti, Romagnoli, l'ex Lazio Gentiletti e tanti altri) e aveva tutte le intenzioni di confermare il pronostico. Arrivava in finale dopo una super dimostrazione di forza contro il Bolivar, eliminato praticamente già all'andata con un sonoro 5-0. L'andata si giocò in un caldissimo Defensores del Chaco, ma a portarsi in vantaggio fu il Cuervo con un grandissimo gol di Mauro Matos; ma mentre la gara andava verso la conclusione, la Academia riuscì a tenere viva una piccola speranza per il ritorno in Argentina: l'ex Blackburn Julio Santa Cruz (il fratello di quel Roque Santa Cruzpareggiò. Ma non sarà un risultato sufficiente a giocarsi con tranquillità il ritorno. Al Nuevo Gasómetro, il San Lorenzo vincerà di misura: il Ciclón al 35esimo dopo un fallo di mano di Coronel su tiro di Cauteruccio si prende un calcio di rigore. Dal dischetto si presenta il Gordo Néstor Ortigoza, uno che i calci di rigore li trasforma 99 volte su 100. E non sarà questa l'eccezione.

Finisce così. "Abbiamo comesso pochi errori, e quei pochi errori ci sono costati il titolo", dirà Marcos Melgarejo. Il San Lorenzo del Pipi Romagnoli vince la prima Libertadores della propria storia, e il Nacional si ferma ad un passo dal Paradiso, ma dopo essersi guadagnato il meritato rispetto da parte di tutti per una competizione pazzesca.

LE STELLE E DOVE SONO OGGI

Per iniziare va reso onore ad un monumento storico e recordman di presenze del Club Nacional, Raúl Piris. L'idolo di casa a militato nel club dal settore giovanile, dove è arrivato a 16 anni, per poi esordire in prima squadra nel 1999 e rimanerci fino al 2015. Il difensore centrale, oggi 39enne, è svincolato dopo l'esperienza al Guaireña. Nello stesso club di Villarrica militano tutt'oggi altri due elementi fondamentali del cammino dell'Academia, ovvero il terzino David Mendoza, che nel frattempo ha avuto anche modo di esordire con la Nazionale del Paraguay, e il portiere Nacho Don, il quale da questa Copa potrà portarsi per sempre il ricordo di aver parato un calcio di rigore a Ronaldinho.

Il grande artefice del ciclo d'oro del Nacional di quelli anni è Gustavo Morínigo, sedutosi sulla panchina dei rossoblù nel 2012, immediatamente dopo il suo ritiro proprio con la stessa squadra, e rimasto fino al 2015. Il suo grande lavoro non è passato certo inosservato, e ha vinto per tre volte il premio di miglior allenatore paraguagio; inoltre è stato solo il secondo allenatore nato in Paraguay nella storia ad arrivare in finale di Libertadores. Oggi allena la Sub-17 dell'Albirroja.

Altri due protagonisti sono stati i delanteros Fredy Bareiro Julián Benítez. Nonostante i piccoli gol segnati nella competizione (solo 3 totali), i due si sono resi fondamentali sul piano del gioco. Zorro, dopo aver girato per vari club in Paraguay e riuscendo anche a tornare al Nacional, si è ritirato. La sua fruttuosa carriera lo ha portato a diventare il quarto goleador storico del campionato paraguagio. È tornato in casa Nacional ad inizio anno anche Benítez, dopo 4 buone stagioni all'Olimpia ed un prestito in Brasile. Il piletero (poiché nativo di Pilar) era stato preceduto lo scorso anno all'Arsenio Erico da Marcos Riveros, dopo essersi diviso tra Cerro Porteño, Sportivo Luqueño e varie presenze con l'Albirroja

Ma se Bareiro e Benítez creavano spazi, chi li sfruttava? La maggior parte dei gol dell'Academia sono arrivati dal centrocampo, e quindi da Derlis Orué, Silvio Torales (3 a testa) e Marcos Melgarejo (2 gol): il primo gioca oggi al Club Sportivo San Lorenzo e nel 2018 era tornato anch'egli a vestire i colori rossoblù; Torales dopo diverse stagioni tra i Pumas messicani e il Cerro Porteño veste oggi la maglia del River Plate di Asunción; Melgarejo veste invece la maglia dell'Independiente de Campo Grande e ha dichiarato recentemente di voler allenare in futuro il Club Nacional.

Un giocatore che è arrivato solo alla fine dell'impresa ma ha avuto modo di mettere il timbro fu Brian Montenegro. L'attaccante è senza dubbio quello che ha vestito la maglia di club più blasonati tra i compagni (West Ham e Leeds in Inghilterra, ma anche Lanús), ma le maggiori fortune le ha trovate nel suo paese natale. Nel 2015 e nel 2016 con la maglia del Nacional ha avuto le sue due migliori stagione dal punto di vista realizzativo con con 25 gol in 39 partite totali di campionato. Ha poi vestito la maglia del club del suo cuore, l'Olimpia, vincendo 3 campionati; oggi gioca ancora con il Franjeado, ma pochi mesi fa si era parlato di un suo possibile trasferimento in Brasile al Santos o al Vasco da Gama.

Menzioniamo infine due altri giovani giocatori facenti parte della rosa di quel Nacional, dove giocarono poche partite ma che hanno avuto degli ottimi sviluppi di carriera. Ci riferiamo a Cecilio Domínguez, esterno estroso dal grande talento oggi in Argentina all'Independiente, e Fabián Balbuena, in Premier League al West Ham dove ha conquistato presto il posto da titolare.

LA SQUADRA DOPO L'EXPLOIT

Il Club Nacional, a seguito di questa Copa, ha partecipato solo ad un'altra Libertadores, quella dello scorso anno. Nonostante ciò, si è fatto notare per un altro ottimo risultato in campo internazionale. Stiamo parlando della Copa Sudamericana 2017, dove la Academia ha fatto fuori Cruzeiro, i connazionali dell'Olimpia e l'Estudiantes De La Plata. L'eliminazione è poi arrivata ai quarti di finale per mano dell'Independiente di Ariel Holan, squadra che poi vincerà la competizione.

Piccola curiosità: è passato 2 anni fa da Asunción (ma si è visto pochissimo in campo) anche Júnior José Correia, meglio conosciuto come Zé Turbo, prodotto del settore giovanile dell'Inter.