LE IMPRESE DELLA COPA, Ep.4: Il Cúcuta Deportivo del 2007

02.05.2020 18:25 di Samuele Altomare   Vedi letture
LE IMPRESE DELLA COPA, Ep.4: Il Cúcuta Deportivo del 2007

In questa rubrica stiamo provando a raccontarvi alcuni degli exploit della storia recente di una delle competizioni più affascinanti al mondo, la Copa Libertadores: delle “favole”, piccole realtà che con mezzi anche limitati sono riuscite (o quasi) a sedersi sul trono più ambito del continente.

Abbiamo selezionato per voi delle squadre, cercando di essere il più obiettivi possibile, adottando i seguenti criteri: si tratta di equipos senza trofei internazionali (almeno fino all’annata di cui vi racconteremo), che non dominano neanche nei loro campionati locali, che sono arrivati almeno alla semifinale della competizione e in ogni caso con un appeal internazionale nettamente inferiore alle big.

Questa volta vi portiamo al 2007, ad un'impresa di cui si parla poco ma che merita di essere celebrata. Quell'anno, i colombiani del Cúcuta Deportivo arrivarò alle porte della finale di Libertadores, arrendendosi solo al gigante Boca Juniors poi laureatosi campione.

LA SQUADRA FINO AD ALLORA

Partiamo subito da un fatto che aiuta a capire il livello clamoroso di quanto fatto dal Cúcuta Deportivo: quella del 2007 era la prima partecipazione alla Libertadores nella storia del club.

El doblemente glorioso è una squadra storicamente lontana dall'élite del calcio colombiano, ed il suo unico trofeo in bacheca in quel periodo, se si può considerare tale, era la vittoria del campionato di Primera B nel 1995-96. Ad esso hanno poi seguito un'immediata retrocessione con ben 8 stagioni nell'incubo della seconda divisione. Quando ormai l'atmosfera all'Estadio General Santander era diventata nelle più cupe, tra il 2005 e il 2007 ci fu una scalata clamorosa, che si può e si deve considerare come il miglior ciclo della storia del club. A rialzare la squadra ci pensò nel 2005 Álvaro de Jesús Gómez, ed i Rojinegros riuscirono a vincere la Primera B approdando in prima divisione. Successivamente, dopo l'addio del tecnico antioqueño (cosa non nuova: Gómez in carriera ha vinto per 3 volte il campionato di seconda divisione colombiana ma in nessuno di questi casi ha proseguito l'anno successivo) sulla panchina del Cúcuta Deportivo si sedette Jorge Luis Pinto. E successe l'incredibile: il club con sede nel nord-oriente del paese stupì la Colombia e si laureò per la prima volta campione nazionale. E di conseguenza si qualificò alla Libertadores di cui vi stiamo per parlare. In Sudamerica, si sa, le le panchine sono abbastanza "girevoli", ed in questa Copa avremo un nuovo cambio di direttore d'orchestra: arrivò El Cacique Jorge Luis Bernal a sostituire Pinto, andato ad allenare la Selección Colombiana.

Prima di iniziare, una risposta ad una domanda che qualcuno potrebbe essersi posto: perché il Cúcuta Deportivo è soprannominato Doblemente Glorioso, visto il suo poco ricco palmarés? Per scoprirlo dobbiamo scendere agli anni 40, quando la squadra da temere in Colombia era il Deportivo Cali, soprannominato El Glorioso. Il Cúcuta Deportivo riuscì però a batterlo per 2 volte, sia in casa che in trasferta; si dice quindi che un giornalista disse "Si el Deportivo Cali es el equipo glorioso, entonces el Cúcuta Deportivo es el doblemente glorioso", dando origine a questo apodo.

IL CAMMINO

La favola del Cúcuta Deportivo partì dal Gruppo 3, dove venne inserita con i brasiliani del Grêmio, i connazionali del Deportes Tolima e i paraguagi del Cerro Porteño. Vi portiamo in questo caso alla partita più bella e decisiva del girone, ovvero l'ultima in trasferta a Ibagué contro il Tolima: proprio quel Tolima già sconfitto nella finale del Finalización l'anno prima. I rojinegros arrivarono ad affrontare el vinotinto y oro con un piede già fuori dalla Copa, visto che si trovavano ultimi nel girone dopo aver collezionato una sola vittoria (seppur una grande vittoria, 3-1 contro il Grêmio) e tre pareggi. Per qualificarsi avrebbero dovuto obbligatoriamente vincere, fare il colpaccio esterno. E ci riuscirono, dopo una partita spettacolare di continui botta e risposta, rimonte e contro-rimonte. Il club cúcuteño vinse per 4-3, grazie alle reti di Del Castillo, di un giovane Juan Manuel Martínez e soprattutto alla doppietta della rivelazione panamense Blas Pérez, che risulterà uno dei migliori giocatori del torneo. Cúcuta agli ottavi di finale e Deportes Tolima eliminato.

È agli ottavi di finale che il continente si rende conto del calcio spettacolare che gioca El Doblemente Glorioso di Bernal. Gli avversari erano i messicani del Toluca, l'andata si giocava al General Santander. Qui i Diablos Rojos si portarono avanti dopo 25 secondi, ma vennero poi letteralmente annientati dal Burrito Martínez, al massimo della forma ed autore di una tripletta. Assieme a lui parteciparono alla festa Charles Castro ed Alex del Castillo5-1. Inutile la gara del ritorno in un semi-deserto Nemesio Díez, vinta dal Toluca per 2-0. Il Deportivo Cúcuta passò il turno, diventando la prima (e unica) squadra colombiana ad eliminare una messicana dalla Libertadores.

I quarti di finale misero sulla strada dei Rojinegros gli uruguagi del Nacional de Montevideo. In Colombia all'andata la porta del Bolso, difesa da due giovani Godín e Muslera (che presto sarebbero finiti rispettivamente al Villarreal e alla Lazio), venne bucata da due golazos del talentuosissimo Macnelly Torres e dal solito Super Ratón Pérez. Al ritorno al Gran Parque Central una punizione fantastica di Rubén Darío Bustos e un contropiede liberatorio nel recupero di Pajoy resero inutili i gol di un'altra giovane promessa uruguagia, il Chory Castro, e di Diego Vera. Non bastò quindi la garra charrúa, che si manifestò solo con i due cartellini rossi presi dal Nacional tra andata e ritorno. La favola del Cúcuta va incredibilmente e meravigliosamente avanti.

Nelle semifinali però, l'avversario che capitò era il più duro possibile. Stiamo parlando del Boca Juniors di Palermo, Riquelme, Palacio, Battaglia, Banega... Nomi di livello assoluto, una squadra fenomenale. In un'atmosfera stratosferica all'Estadio General Santander a portarsi avanti furono però gli Xeneizes con un gol di Pablo Ledesma, centrocampista finito poi a giocare al Catania. La squadra del Cacique Bernal non aveva nessuna intenzione di mollare così, e continuò a volare sulla cresta dell'onda delle partite precedenti. Altri due gol bellissimi di Blas Pérez, che continuava a dimostrare una freddezza sotto porta allucinante, ed un'altra punizione esplosiva di Bustos (il quale si dice abbia imparato a calciarle da un altro cecchino come Jersson González) portano ad un passo dal paradiso il Cúcuta Deportivo. Al ritorno a Buenos Aires però, la squadra ebbe un crollo incredibile. Peesarono sul doblemente glorioso la solita caldissima Bombonera e l'assenza pesantissima del proprio punto di riferimento Pérez, convocato da Panamá per la Gold Cup. La gara si giocò in un'atmosfera surreale, dominata dalla nebbia, che costrinse anche l'arbitro a ritardare il fischio d'inizio e ad un paio di sospensioni; si dice che sia stato proprio il Cúcuta Deportivo a chiedere di giocarla, poiché pochi giorni dopo avrebbe dovuto affrontare una gara molto importante del Finalización. Il primo gol della gara lo segnò Juan Román Riquelme, autore di una punizione magica al 44esimo minuto; nel secondo tempo la porta di Róbinson Zapata (che si era distinto per una tripla parata clamorosa nel primo tempo), si gonfiò altre due volte: i colpi di testa di Martín Palermo prima e di Sebastián Battaglia completarono la remuntada, spedendo a casa i colombiani e portando in finale il Boca Juniors.

Il sogno si spense quindi improvvisamente, ma senza rimpianti. A stravincere la finale fu il Boca di Miguel Ángel Russo (proprio colui che è tornato quest'anno alla Bombonera per tentare di ripetere l'impresa), contro il Grêmio, entrambe squadre incontrate e battute precedentemente dal piccolo Cúcuta. In ogni caso, mai nel Norte de Santander si erano vissute livelli di euforia ed emozioni del genere, e chissà se e quando mai si ripeteranno.

LE STELLE E DOVE SONO OGGI

Jorge Luis Bernal parlò della sua squadra riferendosi al Brasile del '70, che era considerato invincibile poiché vi erano 11 leader in campo, e di cui Pelé era la stella perché a lato aveva giocatori sempre pronti a farsi dare il pallone. La sua funzione di epicentro in questo caso la assumeva Macnelly Torresvolante creativo dall'immensa qualità, il cui ruolo lo si può evincere anche dal suo soprannome, Mac10. Il 35enne oggi gioca all'Alianza Petrolera, e non può certo lamentarsi della sua carriera. Può vantare la bellezza di 14 trofei nazionali, la maggior parte con l'Atlético Nacional, con cui nel 2016 ha anche alzato da assoluto protagonista proprio la Libertadores (dove è diventato anche il calciatore colombiano in attività con più presenze). El Mago ha giocato anche 48 partite con la maglia della Colombia.

Ha avuto una splendida carriera anche il goleador Blas Pérez, che terminò la Copa con ben 8 reti, alla pari con Riquelme e meno solo di Salvador Cabañas (che ha giocato però dalla prima fase). Il 39enne si è ritirato a fine 2018, e possiamo dire, visto il resto della sua carriera, che è stato uno dei migliori giocatori nella storia di Panamá; con la nazionale centro-americana el Super Ratón è recordman di reti, alla pari con Luís Tejada (43 a testa), ed è terzo per numero di presenze. Si è anche tolto la soddisfazione di giocare nei Mondiali di Russia del 2018.

41 anni e nessuna voglia di smettere per il portierone Róbinson Zapata, che veste la maglia del Jaguares de Córdoba. Rufai a quasi raggiunto le 600 presenze in una carriera addolcita da ben 7 gol, vari trofei e anche delle presenze con la Selección Cafetera. Non ha smesso di giocare neanche Juan Manuel Martínez; el burrito, 34enne, ha avuto una carriera di buon livello in Sud America (spiccano Boca Juniors, Corinthians, Independiente e Vélez, dove si è tolto le maggiori soddisfazioni), nonostante sia stato costantemente tormentato da guai fisici. L'argentino gioca oggi nel Club Almagro. Ha avuto altri due cicli a Cúcuta invece il difensore Braynner García, l'ultimo lo scorso anno; oggi a 33 anni milita nell'Unión Magdalena. Ha deciso di ritirarsi con la maglia del Doblemente Glorioso nel 2013 invece il cecchino Rubén Darío Bustos. Un anno prima aveva appeso gli scarpini al chiodo, dopo una carriera di un immenso girovagare ma solo in Colombia, anche Alex Del Castillo.

Ha girato per tutta la Colombia pure l'allenatore Jorge Luis Bernal, ma senza mai raggiungere risultati di alto livello. La sua ultima esperienza è stata sulla panchina dell'Atlético Huila.

LA SQUADRA DOPO L'EXPLOIT

Il futuro del Cúcuta Deportivo non è stato tutte rose e fiori; si può considerare piuttosto una "normalizzazione", e ciò aiuta a capire ancora di più quanto incredibile fatto fino al 2007. O meglio, volendo anche 2008. La stagione della Libertadores venne infatti accompagnata da un altro splendido Torneo Finalización, che vide i rojinegros arrivare nuovamente ai quadrangolari delle semifinali, piazzamento che consentì una nuova Copa l'anno successivo. In quel caso i colombiani vennero eliminati agli ottavi di finale dal Santos.

Nel 2013 iniziano le montagne russe, con il Cúcuta che scende in Primera B, risalendo poi immediatamente e riscendendo subito dopo in seconda divisione. Hanno poi seguito stagioni traballanti anche dal punto di vista economico. A fine 2018 il Doblemente Glorioso riesce finalmente a salire in Primera A. Lo scorso hanno ha conquistato un undicesimo posto nell'Apertura e un ottavo nel Finalización, riuscendo a salvare la categoria.