LE IMPRESE DELLA COPA, EP.5: L'Once Caldas del 2004

13.05.2020 12:15 di Samuele Altomare   Vedi letture
LE IMPRESE DELLA COPA, EP.5: L'Once Caldas del 2004

Siamo arrivati all'epilogo di questo breve viaggio nei racconti degli exploit della storia recente di una delle competizioni più affascinanti al mondo, la Copa Libertadores: abbiamo narrato per voi alcune "favole", piccole realtà che con mezzi anche limitati sono riuscite quasi a sedersi sul trono più ambito del continente.

E quante volte abbiamo utilizzato l’espressione “fare la storia” in questa rubrica? Forse troppe. Per quanto riguarda questo episodio conclusivo non esistono però espressioni più adatte. Perché stiamo parlando della pura definizione di favola di Libertadores, un evento di proporzioni macroscopiche, irripetibile: l’Once Caldas, che nel 2004 stupì il mondo e riuscì a mettere in ginocchio il Sud America portandosi a casa il trofeo più bramato del Continente.

IL CLUB FINO AD ALLORA

L'Once Caldas è una società calcistica colombiana con sede a Manizales, più o meno al centro della Colombia. La sua prima partecipazione al campionato calcistico colombiano risale al 1961, poco tempo dopo la fusione del Deportes Caldas (dal quale si conta ancora il titolo vinto nel 1950) e del Once Deportivo, che hanno permesso il sorgere del club. El Blanco Blanco ha poi ricambiato denominazione varie volte, fino a riprendere il suo classico ed attuale nome nel 1996.

Ed è proprio in quelli anni che l'Once Caldas ha fatto vedere le cose migliori della propria storia. Sotto la guida di Javier Álvarez, alla prima esperienza da allenatore, il Tricolor conquistò uno storico secondo posto nel 1998, arrivando a giocarsi per la prima volta la Libertadores l'anno successivo, partecipazione ripetuta poi nel 2002; in entrambi i casi la squadra di Manizales non riuscì a superare la fase a gironi. L'apoteosi arrivò però tra il 2003 e il 2004. L'uomo dietro a questi successi è Luis Fernando Montoya, uno che, per altri motivi di cui vi racconteremo successivamente, è soprannominato el Campeón de la Vida. La prima impresa l'ha compiuta nel 2003, vincendo il campionato di Apertura; ma nulla è paragonabile a quanto fatto nella Libertadores, uno dei risultati più clamorosi nella storia del fútbol sudamericano e mondiale.

IL CAMMINO

La scalata dell'Once Caldas partì dal Gruppo 2, dove venne inserito con gli argentini del Vélez Sarsfield, gli uruguagi del Fénix ed il vecchio Unión Maracaibo (club venezuelano non più esistente). Un girone stradominato dai colombiani, arrivati in testa con 13 punti che gli permisero il passaggio agli ottavi, risultato che era già un record. L'unica sconfitta arrivò a Buenos Aires contro il Vélez, per 2-0, gara che (spoiler) rimarrà l'unica sconfitta del Blanco Blanco nella competizione. Fu una gara speciale il ritorno in Colombia, risultata l'ultima con la squadra di Manizales per la propria punta di diamante, ovvero l'attaccante Sergio Galván ReyEl rey del gol, che si congedò con una doppietta e andò a giocare negli USA, è il massimo cannoniere della storia dell'Once Caldas e del calcio colombiano, e il suo addio avrebbe potuto in qualche modo demoralizzare l'ambiente. Ma così non fu. 

Gli ottavi di finale posero sul cammino della squadra di Montoya il Barcelona de Guayaquíl. L'andata, che si giocò in Ecuador, terminò 0-0. Il ritorno all'Estadio Palogrande fu decisivo, e vide l'Once Caldas sfiorare l'eliminazione. O meglio, oggi i colombiani sarebbero stati eliminati, in quanto allora non esisteva la regola dei gol siglati in trasferta. Al 76' el Coloso de América si portò in vantaggio con un gol di José Gavica, dopo una splendida azione. Ma come detto allora si contava solo la somma gol, e ne sarebbe stato bastato uno per portare la gara oltre i 90'. Ed esso arrivò al 83': Jorge Agudelo riuscì a mettere il tacco su un tiro di Díaz ed infilare così la palla in rete. Calci di rigore. Qui prima Ayoví prese palo e poi si iniziò a rendere decisivo un gigante Juan Carlos Henao che neutralizzò il penalty di Chatruc. Quarti di finale.

Nel frattempo questa squadra rognosa stava iniziando a toccare i cuori di tutta la Colombia, che si stava rendendo conto della portata di quanto stavano facendo gli uomini di Montoya. L'avversario dei quarti fu il Santos, finalista l'anno precedente e con in rosa giovani in rampa di lancio del calibro di Robinho, Diego ed Elano. Nella gara di andata successe tutto nel finale, con il Peixe che si portò in vantaggio con gol di Basílio e l'Once Caldas che pareggiò con il solito Arnulfo Valentierra (già 3 gol nei gironi), su un regalo della difesa brasiliana. Nel ritorno a Manizales, fu ancora una volta Valentierra ad essere decisivo: punizione clamorosa sotto l'incrocio dalla lunga distanza, ed Estadio Palogrande che esplose. 

L'Once Caldas era ora tra le 4 migliori del Sud America, probabilmente la peggiore sulla carta, ma il sogno non poteva finire proprio adesso. Era il turno del San Paolo di tentare di svegliare il Blanco Blanco. Il Tricolor Paulista stava volando grazie ai gol di Luis Fabiano: o Fabuloso ne aveva già messi in rete 8 (sarà il capocannoniere della Libertadores) ed era ormai alle ultime presenze con i brasiliani prima di ritentare l'avventura europea, dopo il fallimento al Rennes. Anche per la presenza di altri grandi giocatori come Rogerio Cêni, Cicinho o Grafite, secondo molti il San Paolo era la più forte tra le semifinaliste. L’Once però si dimostrò ancora una volta un avversario tostissimo, e anche grazie ai miracoli di Henao, riuscì a strappare un importantissimo pareggio al Morumbí. Montoya in un’intervista ha detto che la gara chiave fu proprio questa, in cui si difese negli ultimi 20 minuti con 5 difensori e rischiò quasi di vincerla. Qui capì che si poteva sogno di arrivare fino in fondo sarebbe potuto diventare realtà. L'Once Caldas si era palesato nuovamente come un osso duro in trasferta, e, come in tutte le altre gare a eliminazione diretta giocate da ospite, il pareggio conquistato fu fondamentale per il ritorno. Questa fu un inversione di tendenza importantissima nel cammino dell’Once Caldas, visto che nelle altre due Libertadores giocate, ogni gara lontana da Manizales aveva portato a sconfitte. Al ritorno l’infuocato pubblicato dell’Estadio Palogrande fece nuovamente il suo, in una gara divertentissima. A portarsi in vantaggio fu el Blanco Blanco con gol di Herly Alcázar dopo una punizione di Valentierra, raggiunto poi poco dopo da un gol di Danilo. Va poi detto che nel secondo tempo ci fu una svista clamorosa dell’arbitro Larrionda, che avrebbe potuto costare carissima all’Once Caldas: Henao entrò in maniera scomposta su Gustavo Nery proprio all’ingresso dell’area di rigore, ma non venne fischiato nemmeno fallo. Ma il calcio è così, e come contro il Barcelona de Guayaquil fu decisivo nel finale José Agudelo, con un gol che regalò un'esplosione di gioia generale che coinvolse per la prima volta anche il profe Montoya, solitamente pacato nei festeggiamenti. FINALE.

Giocando un calcio principalmente difensivo, puntando tantissimo sull'abilità dei propri tiratori (9 gol su 16 sono arrivati da palla ferma o tiri da fuori area), l'Once Caldas si trovò a giocarsi la finale di Libertadores. Probabilmente gli stessi giocatori o un qualsiasi tifoso avrebbe riso se tempo prima gli fosse stata detta una cosa del genere. Lo scoglio da affrontare in finale era il Boca Juniors di Carlos Bianchi campione in carica. Non più il Boca di Riquelme e Palermo (che torneranno tempo dopo a Buenos Aires), ma il Boca di Barros Schelotto, Burdisso, Schiavi, Cascini, Abbodanzieri, Cagna... ah, e un giovane Carlos Tévez che si stava presentando al mondo, un Tévez che aveva vinto il premio di calciatore sudamericano dell'anno la stagione precedente, e che si ripeterà sia in quella stagione che in quella successiva (record condiviso con Zico ed Elías Figueroa). Un Tévez, che si trovò costretto a saltare la finale d'andata, a causa l'espulsione in semifinale: non un'espulsione qualunque, ma il famosissimo gallinazo sul campo degli eterni e odiati rivali del River Plate. Davanti ai fuochi d’artificio della Bombonera, l’Once Caldas scelse di giocare un’altra gara prettamente difensiva, e portò a casa un altro preziosissimo 0-0. Gli Xeneizes conteranno ben 2 pali e svariate occasioni, e nonostante ciò rischiarono anche di perderla, con un angolo di Elkin Soto terminato direttamente sulla traversa. L’andata portò anche una grande paura per una possibile pessima notizia in casa Once Caldas, con Valentierra che uscì per infortunio nel primo tempo: Montoya, nella stessa intervista citata precedentemente, ha detto che due volte pensò che la sua squadra potesse perdere il titolo; la prima volta, fu questa. In ogni caso l’idolo manizaleño riuscì a recuperare per il ritorno. Arriviamo così l'1 giugno 2004 un giorno che nessun appassionato di calcio in tutta la Colombia potrà dimenticare, il giornò più meraviglioso nella storia dell'Once Caldas. In un Estadio Palogrande mai così meravigliosamente scoppiettante, il Tricolor tentò di portare la gara sui propri binari fin da subito: una bomba dalla lunga distanza di Jhon Viáfara, uno che poi sarà premiato come miglior giocatore della finale e del torneo in generale, si infilò alle spalle di Roberto Abbondanzieri. 1-0. Il Boca Juniors pareggiò però a inizio secondo tempo, con un cabezazo di Nicolás Burdisso. La gara andò avanti con varie altre occasioni da una parte e dall'altra, ma anche in questo caso, come nelle storie più drammatiche, furono i calci di rigore a stabilire la sentenza. Proprio quei rigori che avevano premiato gli Azul y Oro già per quarti e semifinale. Ma il giudice questa volta vestiva la maglia dell'Once Caldas, aveva il numero 1 dietro la schiena. Ma andiamo con ordine. Il primo calcio di rigore lo battè uno specialista dei calci piazzati, Arnulfo Valentierra: il barranquillero però se lo fece clamorosamente parare dal Pato Abbondanzieri. E questo fu il secondo momento in cui Montoya sentì che i suoi potessero perdere il titolo. Ma ribadiamo, l'uomo decisivo vestiva la maglia numero 1 dell'Once Caldas: Juan Carlos Henao. Il monumentale portiere colombiano parò i tiri di Cascini e Cángele, al quale vanno sommati il tiro terminato fuori del Flaco Schiavi e la traversa di Nicolás Burdisso, che resero inutile anche l'errore di Ortegón. L'Once Caldas per la prima volta della sua storia era campione del Sud America. L'Once Caldas era appena salito nell'Olimpo del fútbol sudamericano. Un'impresa titanica, leggendaria.

LE STELLE E DOVE SONO OGGI

Cominciamo da una domanda che era rimasta in sospeso precedentemente: perché Luis Fernando Montoya è soprannominato el Campeón de la Vida? Tutto accadde il 22 dicembre 2004, quando nel tentativo di difendere la moglie Adriana Herrera da un tentativo di furto, Montoya venne colpito da due proiettili che lo hanno reso tetraplegico. Il nativo di Caldas (che nel 2004 venne anche eletto allenatore sudamericano dell'anno), non ha però mai mollato, ed oggi si occupa, tra le altre cose, di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della disabilità. È diventato un simbolo per molti, e l'apodo "Campeón de la Vida" non può che essere giusto, per una grandissima persona come Montoya.

Per il resto, sarebbero da raccontare tutti gli eroi dell'Once Caldas, la cui maggioranza ha continuato a giocare per anni nel club o ci è tornato in futuro. In ogni caso, essendo passati 16 anni, vi renderete conto che molti hanno già appeso gli scarpini al chiodo.

È stato il simbolo della cavalcata manizaleña il portierone Juan Carlos Henao, autore di prestazioni e di interventi monumentali, ed in generale detentore di svariati record in carriera. Henao è il calciatore con più presenze nella storia del club (612 partite), e ci ha giocato in 3 diversi cicli; l'ultimo si è concluso nel 2016, dopo il quale el Araña (il ragno), suo soprannome preferito tra tutti quelli che gli sono stati affibbiati, ha appeso gli scarpini al chiodo all'età di 44 anni e 324 giorni (altro record per el Blanco Blanco). Il portiere è classificato inoltre come il quarto giocatore con più presenze nella storia del calcio colombiano.

481 presenze e 138 gol, di cui 5 nella Libertadores 2004 (più di tutti i compagni rendono un idolo del Tricolor) e in generale meno solo di Sergio Galván Rey, anche Arnulfo Valentierra, ritiratosi proprio con la maglia del club che lo ha reso grande nel 2012. Il trequartista ha avuto una carriera da giramondo, toccando Emirati Arabi, Arabia Saudita, Uruguay, Perù e Bolivia.

Hanno affrontato la sfida europea i due centrocampisti John Viáfara ed Elkin Soto. Il primo, gigante del centrocampo, miglior giocatore della finale e della Libertadores in generale, ha vestito le maglie di Portsmouth, Real Sociedad e Southampton nel Vecchio Continente, prima di tornare in patria, dove si è ritirato nel 2015 con la maglia delle Águilas Doradas. Ah, è stato accusato di traffico di droga con affiliazione al clan del golfo ed è stato recentemente estradato dagli Stati Uniti; lui, tranquillissimo, si è dichiarato innocente e ha detto che presto tornerà a casa. Vedremo come si evolverà la vicenda. È diventato invece un simbolo del Mainz, in Germania, el sultán. Con i tedeschi ha giocato dal 2007 al 2016, prima di tornare a Manizales con l'Once Caldas e ritirarsi lì lo scorso anno, dopo vari infortuni.

Parallelamente a Viáfara, si è ritirato nel 2015 sempre con le Águilas Doradas anche Samuel Vanegas, leader della difesa e capitano dell'Once Caldas del 2004. Anche l'altro centrocampista del Blanco BlancoRubén Darío Velásquez, si è ritirato anni fa, precisamente nel 2009 con la maglia del Patriotas Boyacá. El Chusco è al nono posto della classifica all time di presenze del club, avendone vestito la maglia per ben 304 volte.

Ha continuato a giocare per tanti anni con la maglia dell'Once Caldas (2003-2011) il difensore Alexis Henríquez, diventando il giocatore più titolato della storia del club. L'oggi 37enne era giovane ai tempi della Copa del 2004, e infatti non gioco spessissimo (solo 4 partite). Ha continuato ad avere una carriera molto fruttuosa. Dopo l'addio da Manizales è andato a giocare con l'Atlético Nacional, dove gioca tutt'ora con la fascia da capitano al braccio e dove ha riempito enormemente il suo palmarés: nelle 326 partite giocate con i Verdolaga, Henríquez ha vinto un'altra Libertadores, una Recopa Sudamericana, 4 Copa Colombia, 3 Apertura, 2 Finalización e 2 Superliga. Poco?

Faceva parte della rosa dell'Once Caldas anche un 19enne Dayro Moreno. Il centravanti, oggi in Argentina al Talleres, ha continuato a giocare con il Tricolor fino al 2007 e ci è poi tornato prima nel 2010 e poi nel 2012; in questi 3 cicli Dayro ha messo a segno 91 gol totali, diventando il terzo miglior goleador nella storia del club, dietro a Sergio Galván e a Valentierra. Ha segnato tantissimo praticamente ovunque, ed è infatti anche il secondo miglior marcatore storico dei messicani del Tijuana.

Concludiamo con il fantasista Jonathan Fabbro, 3 gol in 5 partite ai giorni della Copa 2004; il paraguagio è sempre stato considerato un esempio di genio e sregolatezza, ma a quanto pare è andato molto oltre di questa definizione e ora ne sta giustamente pagando le conseguenze: è stato dichiarato colpevole di abusi sessuali contro la figliastra e sta scontando 14 anni di carcere. Il Fabbro calciatore, trequartista di grande qualità (soprannominato el mago), ha invece avuto una buona carriera tra Sud America e Messico, vincendo vari premi individuali, soprattutto in Paraguay; le sue deplorevoli azioni hanno però oscurato anche il ricordo delle sue giocate in campo.

LA SQUADRA DOPO L'EXPLOIT

Ovviamente momenti come quel 1 giugno 2004 resteranno unici e praticamente irripetibili, ma i tifosi dell'Once Caldas non si possono certo lamentare da quanto fatto dai proprio beniamini negli anni successivi. Come prima cosa il Tricolor ha sfiorato il grande bis a fine 2004, perdendo solo ai calci di rigore la Copa Intercontinentale contro il Porto del post José Mourinho.

Sono entrati poi in bacheca infatti altri 2 titoli, l'Apertura 2009 e il Finalización 2010 (dove si distinse con 24 gol in 36 partite Fernando Uribe, che portarono il Chievo ad acquistarlo), e sono state giocate altre 4 edizioni di Libertadores. Il miglior piazzamento tra esse sono stati i quarti di finale del 2011, dove il Tricolor venne eliminato dal Santos di Neymar, poi campione della competizione.