Un calciatore iconico e un mancino fenomenale, Alvaro Recoba

19.04.2020 17:30 di Antonino Sergi Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Un calciatore iconico e un mancino fenomenale, Alvaro Recoba

Era il 1975, il cinema italiano accoglie un film che segnerà la storia di generazioni: è l'anno di Amici Miei. Famosissima rimane una frase di Ugo Tognazzi che ritorna spesso come un mantra: "Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione". Il genio, cos'è veramente il genio nel mondo del calcio. Proprio l'anno dopo l'uscita del film, a Montevideo in Uruguay, nasce Alvaro Recoba: uno dei più grandi geni indiscussi che illuminò la folla di San Siro tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del Duemila. 

Quando cominci a pensare al Chino, questo il soprannome dell'uruguayano, la prima cosa che ti passa per la testa è: cosa poteva essere e non è stato. Qualche, forse più di uno, rimpianto per un calciatore dotato di una tecnica immensa e di un sinistro capace di regalarti una gioia in ogni momento di una partita. Diverse le partite diventate leggenda di Alvaro Recoba, tante anche quelle in cui è mancata la sua giocata tanto da non consacrarlo nell'altare dei super campioni come avrebbe meritato. Gli uruguayani sono anche così, li ami anche per la discontinuità e lui fa parte di quella generazione che farà l'apripista a quella dei Suarez, Forlan e Cavani.

L'idolo di Massimo Moratti, un amore sconsiderato quello del presidente dell'Inter che lo ha sempre coccolato anche nei momenti più cupi della carriera. Nel 2005 l'Inter affronta il Basilea nei preliminari di Champions League, San Siro a porte chiuse per gli incresciosi episodi dell'euroderby dell'anno precedente, ed il presidente in tribuna con la maglia nerazzurra numero 20. Era anche questo Massimo Moratti, un padre per i calciatori di quell'Inter. Lui certamente fu il primo a rimanere folgorato dal'esordio nel 1997 contro il Brescia: doppietta da urlo ed offuscato l'esordio dell'uomo più atteso ovvero del Fenomeno Ronaldo.

Una carriera sulle montagne russe per Recoba, questa la descrizione perfetta della sua esperienza italiana. Lascia con lo Scudetto, il primo dell'era Moratti, conquistato nell'annata post Calciopoli e decide di salutare il pubblico di fede interista a modo suo. Era il 29 aprile 2007, il Chino si appresta a battere il corner e calcia direttamente a rete. L'ultimo ballo nerazzurro di un calciatore iconico che ogni tifoso interista porta nel proprio cuore. Il passaggio al Torino, la Grecia prima del ritorno tra la sua gente in Uruguay. Nel 2015 decide di appendere le scarpette al chiodo con la maglia del Nacional di Montevideo, in mezzo alla sua gente. Questo era il Chino, quanto gioia ha regalato in quelle domeniche Alvaro Recoba.